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Cenni alla storia del palazzo comunale


Il Palazzo Municipale attuale è frutto di una progressiva aggregazione di diversi unità abitative. Non siamo quindi in presenza di un vero e proprio palazzo o di una dimora nobiliare ristrutturata, ma di accorpamenti disorganici che creano molti problemi a chi si accinge a ricostruirne un’evoluzione storica.

Le Origini

Il lotto su cui insiste il palazzo municipale è costituito da case a schiera di impianto bassomedioevale, testimonianza di quella “parcellizzazione” originaria delle aree centrali del Borgo fondato nel 1193; l’orientamento dei lotti, lunghi e stretti, è perpendicolare alla piazza per consentire l’affaccio delle botteghe al maggior numero di proprietari possibile. Questo impianto è descritto con dovizia di particolari dal Codagli (1592) che racconta che oltre 100 botteghe prospettavano sulla piazza. La casa più importante ed ampia del complesso che forma il palazzo è senza dubbio quella corrispondente all’attuale Sala Consigliare.

Il Cinquecento

La creazione del primo nucleo del Municipio orceano è datata generalmente al XVI, quando si diede il via ad una ristrutturazione generale dei caseggiati all’angolo tra la piazza e lo slargo della Parrocchiale. La traccia più evidente della funzione pubblica del Palazzo sono i due portali di Via Arnaldo Da Brescia, con le iscrizioni che ricordano i due pretori Andrea Ducco (1521) e Bernardino Stella (1568). In realtà però nessuna documento, grafico o scritto, aiuta a ricostruire qualcosa di certo su questa fase dell’edificio: nella ricchissima documentazione cartografica riguardante il Borgo, dalla prima metà del XVI secolo, non vi alcuna indicazione su una sede municipale, mentre rimane moltissima documentazione sulla Rocca San Giorgio, dove, nel 1587, per ordine del Doge, viene a risiedere il Provveditore in un edificio ad essa affiancata. Alcuni storici locali hanno tentato di dimostrare l’esistenza del palazzo municipale in questa sede sin dal ‘500, ma in realtà non vi è nulla di certo; anzi, da un punto di vista storico, il ruolo del Podestà in una Piazzaforte militare ai confini dei domini veneziani, dove i poteri erano in mano al Capitano (capo della milizia) e al Provveditore (rettore della vita pubblica), potrebbe far dubitare dell’esigenza di utilizzare un vero e proprio palazzo come sede podestarile: più probabile potrebbe essere l’esistenza di un semplice salone in cui svolgere le riunioni comunali.

Sei e Settecento

In questi due secoli, sino alla caduta della Repubblica veneta, non sono documentabili interventi significativi sull’edificio, se non alcuni interventi architettonici come la realizzazione di alcune finestre, e la sistemazione di un salone (corrisponedente agli attuali Uffici demografici) a travature lignee a mensole decorate (secc. XVII-XVIII), con alle pareti tracce di decorazione a calce a fasce verticali.

Ottocento

Siamo nella fase del riordino della sede, che, nel 1851, divide gli spazi con le Scuole comunali femminili. In questi anni siamo certi che il palazzo è diventato effettivamente sede del Municipio: i lavori di sistemazione, che iniziarono negli anni settanta, sono infatti documentabili proprio grazie alle delibere del Consiglio: venne rifatto lo scalone d’accesso al piano superiore con 23 gradini in pietra di Rezzato e realizzata la vetrata dell’atrio, onde accedere agli uffici municipali, nonché a quelli delle Imposte dirette e del Registro, che allora trovavano sede nell’edificio. Nel 1878 risulta ultimata la galleria d’accesso agli uffici, che si prolungavano a settentrione con nuovi edifici inglobati , dove venne aperta la bifora ancora esistente presso l’attuale ufficio del Sindaco. Nel 1879 si provvede ad arredare la nuova Sala del Consiglio, appena ultimata, e iniziano i lavori di decorazione degli ambienti ristrutturati. Nel 1883 è documentato un progetto di riordino della facciata, con particolare attenzione ad un intervento per uniformare l’altezza dei vari corpi del palazzo; il progetto venne bloccato per mancanza di fondi, ma fu comunque eseguito qualche decennio più tardi.